Cinese e bitcoin


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Inizialmente la causa di questo capitombolo è stata addebitata a un messaggio su Twitter di Elon Musk nel quale annunciava che il bitcoin non valeva più come moneta utilizzabile per comprare le sue auto Tesla. Ma ben presto la causa scatenante con conseguenze globali è stata identificata nella decisione della National Internet Finance Association of China, della China Banking Association e della Payment and Clearing Association of China che proprio il 20 maggio hanno vietato alle banche cinesi di operare con le criptovalute.

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Si tratta di un divieto - in teoria fiere bitcoin totale: non si potrà neanche fare pubblicità delle criptovalute. Poi è arrivata la chiusura di oltre mille account che sui social cinesi si occupavano, in vario modo, di bitcoin.

Ed è partita la fuga. Alcuni hanno già sottoscritto nuovi contratti in Kazakistan.

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Altri stanno preparandosi ad andare in Canada o nei paesi del Nord Europa. Infine, specie rispetto alla Cina, la politica locale non è avversa, anzi, ai bitcoin.

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Poi ci sono Huobi, Bitfinex, Upbit e Bithumb, che hanno tutti sede in Asia, che gestiscono scambi tra milioni e 1,4 miliardi di dollari al giorno. O a modificare il proprio business: Huobi - uno dei big del settore estrattivo - ha affermato di aver interrotto i suoi servizi di mining in Cina, sospendendo anche la vendita di hardware e hosting.

Il giro di vite contro il mining è avvenuto lo scorso venerdi quando le autorità della provincia del Sichuan hanno ordinato la chiusura di tutte le imprese che si occupano di estrazione di criptovalute. Anche altre regioni hanno bandito il mining: lo Xinjiang e le provincie di Qinghai e Yunnan. Nella Mongolia interna, oltre al divieto, è stato chiesto alla popolazione di segnalare le attività di mining illecite. Negli ambienti delle criptovalute si parla già di «grande migrazione del mining» e la destinazione che i minatori vogliono raggiungere è il Texas. L'esodo è già in atto e, come si legge in un articolo della Cnbc, potrebbe trasformare lo stato americano nella nuova fabbrica mondiale di Bitcoin.

Oriente Federica Bianchi 29 Giugno Le avvisaglie non erano mancate: già nel e nel la Cina aveva dichiarato che non avrebbe più consentito gli scambi in criptovaluta e successivamente anche le attività di mining; di recente la Mongolia interna, una delle zone più ambite dai miners una delle più grandi aziende di mining al mondo è mongola aveva vietato le attività e non solo, perché il governo ha creato una piattaforma nella quale i cittadini possono denunciare aziende sospettate di svolgere attività di mining.

Ci sono due ragioni specifiche: il consumo energetico e i cinese e bitcoin obiettivi cinesi in tema di emissioni e il lancio definitivo che nel e nel non era ancora effettivo dello yuan digitale.

A far da seguito alle dichiarazioni di Musk, in un periodo nero per il settore delle criptovalute curioso come questi strumenti tecnologici accelerino anche i fenomeni economici, con fasi di sviluppo e di involuzione che si susseguono in termini di settimane o mesi e non di anni come eravamo abituati è arrivata la mossa della Cina. Tre importanti istituti finanziari del paese, la National Internet Finance Association of China, la China Banking Association e la Payment and Clearing Association of China, hanno infatti diffuso un comunicato congiunto in cui hanno ricordato ai cittadini cinesi che le criptovalute non sono sicure e che non esistono meccanismi di tutela per le persone che investono in questi asset.

Nel nuovo piano quinquennale la Cina ha annunciato «zero emissioni» entro il ; il governo di Xi Jinping ha quindi messo sotto torchio i consumi dei data center e ora sembra voler prendere di petto anche quelli del mining.

Altri bitminers hanno dichiarato di voler lasciare il paese per evitare di dover affrontare periodicamente i divieti in Cina.

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Il bitcoin diventa dunque un problema di natura economica, corroborato da alcuni rischi cinese e bitcoin inammissibili da parte del Pcc. Anche perché dietro lo yuan digitale Pechino nasconde la sua più grande aspirazione a livello economico globale: internazionalizzare la propria moneta a scapito del dollaro.